Le forze israeliane hanno intercettato nelle ultime ore alcune imbarcazioni della Global Sumud Flotilla dirette verso Gaza, mentre gli organizzatori della missione affermano di aver perso i contatti con parte della flotta. In una nota, gli organizzatori della Flotilla hanno riferito l’intercettazione di 10 imbarcazioni e la perdita dei contatti con 23 delle 54 navi coinvolte nella missione. Le operazioni israeliane sono avvenute in acque internazionali, a circa 250 miglia nautiche dalla costa di Gaza, al largo di Cipro.
La missione, composta da attivisti provenienti da diversi Paesi, punta a raggiungere la Striscia per contestare il blocco navale imposto da Israele. Il ministero degli Esteri israeliano ha ribadito che non consentirà violazioni del blocco su Gaza e ha invitato le imbarcazioni a tornare indietro. Gli organizzatori della Flotilla hanno denunciato l’intervento come un’azione illegale contro una missione civile e non violenta.
“Questo accerchiamento militare segna l’inizio di un’altra aggressione illegale in alto mare”, condannano gli attivisti per la Palestina nel comunicato stampa a seguito dello stop di Israele.
Già nella serata di domenica, la Global Sumud Flotilla aveva segnalato la presenza di “imbarcazioni non identificate” nei pressi del convoglio. Secondo Anadolu, gli organizzatori avevano riferito di navi e motoscafi avvistati davanti, dietro e ai lati della flotta, oltre a movimenti di droni e mezzi militari nell’area.
Da ieri pomeriggio l’attenzione sulla missione diretta a Gaza è molto alto. Già alle 17 di ieri su X era stato lanciato un appello: “Imbarcazioni non identificate sono state avvistate nei pressi della nostra flotta”. Nel giro di 12 ore, l’esercito israeliano ha realizzato l’abbordaggio, in acque internazionali, della flotta composta da 54 imbarcazioni che erano ripartite il 14 maggio dalla Grecia, dopo essere state sequestrate il 30 aprile a largo di Creta.
Nel comunicato diffuso stamattina, gli organizzatori della Flotilla ricordano che il 30 aprile, a largo di Creta, le forze israeliane avevano già abbordato e sabotato 21 imbarcazioni civili, trattenendo 181 persone – tra cui medici, giornalisti e operatori umanitari – e sottoponendole, secondo quanto denunciato, a violenze fisiche e sessuali.
Annalisa Corrado, eurodeputata del Partito Democratico, che conosce bene le conseguenze dell’arresto ha dichiarato a Focus Europe Italia: “Queste persone coraggiose meritano tutto il nostro sostegno”. A settembre, infatti, era stata a bordo della Global Sumud Flotilla ed era stata arrestata dall’IDF insieme alla collega dei Verdi Benedetta Scuderi. “Siamo di fronte all’ennesima palese violazione del diritto internazionale, e mentre la politica resta imbrigliata fra i veti incrociati e la complicità con un governo israeliano genocida indifendibile, la Flotilla rappresenta l’umanità che ostinatamente non si arrende all’orrore, ma combatte in prima persona mettendo a repentaglio la propria sicurezza”.
“La politica che ha veramente il potere di intervenire dovrebbe difendere la Flotilla e prendere esempio dall’impegno di coloro che si sono imbarcati” ha commentato Corrado, riferendosi ai governi nazionali e alla Commissione. “Non lasciamoli soli! Abbiamo bisogno di ricordare a tutte e tutti che si può scegliere da che parte stare. Scegliere di restare umani”.
“Il regime israeliano continua a dimostrare un sistematico disprezzo per il diritto marittimo internazionale, la libertà di navigazione in alto mare e la Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare (UNCLOS)”, si legge nel comunicato, sostenendo che intercettare navi civili a centinaia di miglia da Gaza configuri una forma di “pirateria extragiudiziale”.
La Flotilla avverte, inoltre, che sono in corso indagini penali in venti Paesi e che si intende perseguire la responsabilità individuale dei responsabili nei tribunali internazionali. Parallelamente, segnalano che anche il convoglio terrestre, composto da sette ambulanze e venti case mobili diretto verso Rafah, è stato bloccato vicino a Sirte, in Libia, da forze militari della Libia orientale che avrebbero agito su pressione egiziana.

